
Le origini: Stati Uniti e Europa
La Mediazione Familiare nasce formalmente nel 1974 ad Atlanta, in Georgia, dove l’avvocato e psicologo James Coogler fonda il primo centro privato di mediazione per le famiglie — spinto da un divorzio personale vissuto come devastante sia sul piano emotivo che economico.
Negli anni ’80 la pratica si diffonde in Europa. Nel 1988 Lisa Parkinson fonda in Inghilterra la Family Mediators Association, e nel 1996 la Family Law Act introduce l’obbligatorietà di almeno un incontro informativo di mediazione, dando al settore una grande spinta. In Francia, nello stesso anno, il Nouveau Code de Procédure Civil introduce la figura del mediatore come supporto al giudice. Jacqueline Morineau, considerata una delle madri fondatrici della mediazione in Europa, sviluppa in quegli anni un approccio centrato sull’ascolto profondo e sulla dimensione umana del conflitto, che influenza ancora oggi molte scuole di mediazione.
In Italia
La mediazione familiare arriva in Italia nel 1987 con la nascita dell’Associazione GeA (Genitori Ancora) a Milano. Ma bisogna aspettare due eventi fondamentali per avere un quadro normativo chiaro.
Il primo è la legge 54/2006, che introduce il concetto di bigenitorialità e per la prima volta fa riferimento a figure esterne in grado di supportare la coppia nella gestione dei conflitti.
Il secondo è la legge 4/2013, che disciplina le professioni non organizzate in ordini o collegi, permettendo l’esercizio della mediazione familiare in regime di autoregolamentazione attraverso associazioni professionali riconosciute. Grazie a questa legge, nel 2016 viene pubblicata la norma UNI 11644:2016, che definisce i requisiti di formazione, le competenze e gli standard professionali del mediatore familiare. La norma è stata aggiornata nel 2025.
Il D.Lgs. 154/2013 sostituisce definitivamente il termine “potestà genitoriale” con “responsabilità genitoriale”, sancendo che ogni figlio ha il diritto di godere di entrambi i genitori.
La Riforma Cartabia (2023)
Con il D.Lgs. 149/2022, entrato in vigore nel 2023, il ruolo della mediazione familiare nei procedimenti di separazione e divorzio è stato ulteriormente rafforzato. Il giudice può oggi informare le parti sulla possibilità di intraprendere un percorso di mediazione e valutare l’opportunità di rinviare l’adozione dei provvedimenti per consentirlo. La mediazione rimane tuttavia volontaria: non può essere imposta.
Diventare mediatore familiare
La norma UNI 11644 è molto chiara sui requisiti per poter usare il titolo di “Mediatore Familiare”: è necessario un percorso formativo teorico-pratico di almeno 240 ore, più una pratica guidata di almeno 80 ore, per un totale minimo di 320 ore.
Chi ha una laurea almeno triennale nelle aree umanistiche, sanitarie o sociali accede con percorso formale. Chi proviene da altri ambiti — come nel mio caso — deve dimostrare una documentata esperienza professionale di almeno cinque anni in aree rilevanti per la gestione dei conflitti familiari, e superare un colloquio valutativo di ammissione.
